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24 gennaio 2017

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Trasporti eccezionali bloccati dai funzionari. Il motivo? Sono spaventati dalle responsabilità

“Le colpe di un padre non dovrebbero mai ricadere su un figlio. E allora, perché le colpe di una classe politica e amministrativa che, come un buon genitore, dovrebbe aiutare i cittadini e le imprese a crescere, finiscono invece puntualmente per ricadere su di loro, in particolare su chi lavora? Perché chi guida il Paese invece di indicare la strada per crescere spinge ogni volta su percorsi a ostacoli?”. È uscito dagli studi di BergamoTv dove ha registrato uno “speciale” sui disastri delle infrastrutture (e in particolare di ponti e cavalcavia) in Italia Doriano Bendotti, segretario provinciale della Fai Conftrasporto di Bergamo, ma la rabbia è ancora quella, altissima che ha appena mostrato davanti alle telecamere, definendo il nostro Paese “non uno Stato normale ma una repubblica delle banane italiana”. 

Difficile dargli torto andando a riascoltare i passi più “caldi” del suo intervento, ospitato dall’emittente televisiva della Curia bergamasca nell’ambito di un approfondimento sul “dopo Annone”, su cosa sia stato o non sia stato fatto dopo la tragedia del cavalcavia crollato sotto il peso di un Tir che lo stava attraversando. “Cosa è successo? Che invece di fare una mappatura dei viadotti in cattive condizioni e sui quali impedire, evidentemente, il passaggio di Tir del peso di 108 tonnellate, si è deciso di fermare i trasporti eccezionali, di non rilasciare più, in preda al panico, nessuna autorizzazione, lasciando ferme le merci, bloccando il lavoro, mettendo in difficoltà imprese che saranno costrette a pagare penali per non aver consegnato il carico come stabilito”. Una situazione che in un Paese “normale” dovrebbe apparirebbe irreale a chiunque, quella raccontata dal segretario della Fai. “Dopo la tragedia di Annone le norme non sono cambiate ma nessun funzionario oggi rilascia più un’autorizzazione per non assumersi responsabilità, per non dover pagare un giorno le conseguenze per avere firmato quel pezzo di carta. Dimenticando che gli autotrasportatori offrono un servizio indispensabile per muovere l’economia, il lavoro:  trasportano merci, manufatti e macchinari prodotti da altri. A un’importantissima azienda bergamasca è stato commissionato il trasporto di un pezzo fuori sagoma, dunque un  trasporto eccezionale, da una multinazionale estera che però non l’ha mai visto partire. Tutto fermo, tutto bloccato dalla macchina della burocrazia. Col risultato che la multinazionale, fregandosene delle lungaggini italiane, farà pagare all’azienda di trasporti la penale. L’azienda di trasporti su chi dovrebbe rivalersi? Sulla Provincia, sulla Regione, sullo Stato incapaci di indicare un percorso sicuro per far passare i giganti dell’autotrasporto?”. Impossibile fermare la denuncia del segretario di Fai Bergamo, anche perché inarrestabile sembra il fiume di ostacoli che la “politica” sembra divertirsi a mettere sul cammino di chi chiede solo di lavorare. “In Germania e in Francia chi deve fare un trasporto eccezionale si rivolge a un solo ente, e dico uno”, sottolinea Bendotti faticando a non alzare il tono della voce. “E i funzionari di quell’ente nel giro di una settimana fanno le verifiche del caso sul tragitto e sulle strutture e concedono o meno l’autorizzazione. In Italia un poveraccio di autotrasportatore che deve spostarsi in province diverse rischia di dover chiedere l’autorizzazione a tutte le varie amministrazioni competenti. Per un tragitto paradossalmente l’impresa di autotrasporti può dover interpellare 10-15 enti, ognuno dei quali deve dare il proprio parere e rilascia la sua autorizzazione. Ma chi glielo fa fare a un autotrasportatore di lavorare. Così la macchina amministrativa paralizza solo il Paese, senza fermare per di più il pericolo. Già, perché in questa situazione di crisi”, prosegue Doriano Bendotti, “c’è sempre  il disperato che fa il trasporto senza autorizzazione”.  Eppure la soluzione non è difficilissima…”Ci sono regioni che hanno fatto dei protocolli, basterebbe seguire le pratiche migliori. Come quelle dell’Emilia-Romagna che ha fatto il catasto delle strade. Basterebbe una mappatura delle strutture critiche, e qualcuno in grado di indicare un percorso alternativo sicuro”.